Per comprendere meglio la nascita e l'evoluzione della TV si deve ricordare il momento storico (italiano e non) in cui essa ha iniziato a fare breccia. Oggi la mutazione genetica del tubo catodico l’ha portata ad avere così tanti canali da generare in noi stanchezza non solo per gli orrendi palinsesti sottoculturati - del resto figli del “dover riempire” - ma anche per la falsa idea che la TV sia foriera di denaro e di guadagni facili, cosa che spinge in Italia sempre più extracomunitari alla ricerca di un Eden che non c’è.
Quando ho iniziato a scrivere e poi a fare giornalismo, a inizio anni ottanta, c’erano tanti contenuti (tanti grandi giornalisti, da Montanelli in giù…); oggi abbiamo tanti “contenitori” del tutto vuoti di idee e cultura e - cosa ancora più grave - senza il benché minimo coraggio giornalistico.
Vinton Cerf, padre di Internet e autore di migliaia di studi sul web, ritiene che il futuro della TV sia on-line. Ebbene, a mio parere, quanto afferma è del tutto condivisibile per diversi ordini di motivi: la popolazione americana, oltre ad essere spinta almeno 20 venti anni più avanti all’Europa (nel bene e nel male) dal modus vivendi, dalle università e dall’imprenditoria statunitensi, non trascorre le giornate a criticare o a invidiare il prossimo, abitudine tutta europea e particolarmente amata in Italia. Gli Stati Uniti, tra tutti i loro evidenti difetti, hanno il grande pregio di vedere più avanti e Cerf è solo uno di quelli che farà comprendere ai gestori telefonici la necessità di aumentare la banda per lo streaming (cosa che negli USA è avvenuta 12 anni fa). Basti pensare che dal 2005 in poi Carat, Media Edge e tutti i più importanti Centri Media d’Europa (gruppi che gestiscono il budget delle più grandi aziende del Mercato) hanno convertito le loro scelte sul Web e sulla IPTV, riducendo drasticamente l’assegnazione di denaro a Tv tradizionale e giornali. In questa bolgia infernale di metamorfosi del marketing, l’unica ad aver visto restare più o meno immutata la propria forza sul mercato è - manco a dirsi - la radio, il cosiddetto “mezzo vecchio”, che qualcuno aveva dato già per morto quando nacque la televisione.
Il futur
o non può non essere nell'innovazione, nella crescita delle offerte ma nel rispetto dell’utente. Peraltro non è detto che il domani della IPTV non possa essere diverso da quello che consideriamo ora. Potrebbe darsi, cioè, che - come ha pronosticato Rifletto (a sinistra) - lo streaming puro (il flusso video in download) non sia solo quello che oggi le web farms ci propinano come unico mezzo per fare IPTV. Esiste un mondo che va al di là di quello che il sistema vuole imporci. Dobbiamo diventare padroni di noi stessi e scegliere il nostro futuro, proprio come con un telecomando…
